Addio Credito d’Imposta, bentornato Iperammortamento: tutte le novità per il 2026-2028

Il panorama degli incentivi per l’industria italiana si appresta a vivere una svolta radicale. Dopo anni dominati dal meccanismo del Credito d’Imposta (Transizione 4.0 e 5.0), il Governo ha deciso di tornare alle origini, reintroducendo l’iperammortamento come strumento principe per sostenere la digitalizzazione e la modernizzazione delle imprese. Le nuove misure, inserite nel Disegno di Legge di Bilancio, delineano un quadro operativo per il triennio 2026-2028, con l’obiettivo di offrire maggiore certezza temporale e semplificazione burocratica.

1. Il ritorno alla deduzione fiscale

A differenza del credito d’imposta, che agiva direttamente come sconto sulle tasse da pagare in compensazione, l’iperammortamento opera tramite una maggiorazione del costo fiscale dei beni acquistati. Questo valore maggiorato permette alle imprese di dedurre quote di ammortamento più elevate dalle imposte sui redditi (IRES e IRPEF), riducendo la base imponibile.

2. Le aliquote: quanto si recupera?

Il testo definitivo ha subito importanti modifiche durante l’iter parlamentare. Le aliquote di maggiorazione per i beni materiali tecnologicamente avanzati sono strutturate per scaglioni decrescenti in base all’entità dell’investimento. È prevista una maggiorazione del 180% (costo deducibile totale al 280%) per investimenti fino a 2,5 milioni di euro. Per la quota di investimenti tra 2,5 e 10 milioni di euro la maggiorazione è del 100% (costo deducibile totale al 200%). Infine, per la quota tra 10 e 20 milioni di euro la maggiorazione è del 50% (costo deducibile totale al 150%). Oltre i 20 milioni di euro di investimento annuo non è prevista alcuna agevolazione.

3. La semplificazione Green: cosa è cambiato?

Inizialmente il DDL Bilancio prevedeva aliquote potenziate per gli investimenti capaci di generare un risparmio energetico certificato. Tuttavia, le ultime modifiche alla norma hanno eliminato i super-incentivi green. Questa scelta mira a semplificare l’accesso alla misura, eliminando la necessità di certificazioni energetiche ex-ante ed ex-post spesso complesse (vedi Transizione 5.0), riportando il focus esclusivamente sulla trasformazione tecnologica e digitale 4.0.

4. Orizzonte temporale e la Coda Lunga al 2028

L’iperammortamento coprirà gli anni 2026, 2027 e 2028. Per favorire la pianificazione di investimenti complessi, è stata confermata la clausola della coda lunga: gli investimenti effettuati entro il 30 settembre 2028 potranno beneficiare delle aliquote del 2027, a condizione che entro il 31 dicembre 2027 l’ordine risulti accettato dal venditore e sia stato pagato un acconto pari ad almeno il 20% del costo di acquisizione.

5. Requisiti tecnici e operativi

Per accedere al beneficio rimangono fermi i pilastri della disciplina Industria 4.0. I beni devono rientrare nei nuovi elenchi nell’allegato III-bis (beni materiali) e allegato III-ter (beni immateriali). Inoltre devono essere obbligatoriamente interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura. Resta l’obbligo di una perizia asseverata, ma solamente per investimenti di valore superiore a una determinata soglia per certificare le caratteristiche tecniche e l’avvenuta interconnessione.
Viene aggiunto il vincolo sull’origine: i beni devono essere prodotti in Unione Europea o in Stati parte dello Spazio Economico Europeo.

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6. Perché questo cambiamento?

Il ritorno all’iperammortamento risponde all’esigenza di stabilizzare gli incentivi su un arco di tre anni e di superare le criticità legate alla capienza fiscale dei crediti d’imposta, che per molte PMI erano diventati difficili da monetizzare rapidamente. In sintesi, le imprese hanno ora un binario chiaro per i prossimi tre anni. Anche se le aliquote green estreme sono venute meno, la solidità del nuovo iperammortamento al 180% rappresenta una base potente per la competitività del manifatturiero italiano nel prossimo triennio.

 

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